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NO AI PESCI D'ACQUARIO COLORATI
ARTIFICIALMENTE!
(in collaborazione
con i partecipanti alle discussioni del newsgroup
it.hobby.acquari)
L'acquariofilia
è un bellissimo hobby che in Italia sta crescendo, anche se in misura
minore rispetto ad altri Paesi, come ad esempio la Germania dove quasi
in ogni casa è possibile vederne uno.
A questo punto c'è chi potrebbe sollevare dei dubbi sulla moralità del
tenere degli esseri viventi chiusi in uno spazio ristretto. Per questo
spero che prima di affrontare il problema dei pesci colorati
artificialmente abbiate letto l'introduzione al sito in cui ho riportato
anche un intervento fatto su
it.hobby.acquari
da Alessandro Cellerino (Neurobiologo ricercatore che vanta numerose
pubblicazioni su riviste internazionali di alto livello e che da anni
coltiva l'hobby dell'acquariofilia).
Per prima cosa va detto che prima di acquistare un acquario è
necessario documentarsi su tutti gli aspetti che le caratterizzano
e, naturalmente, sulle singole esigenze dei suoi ospiti. Un acquario
è un piccolo ecosistema che va curato regolarmente che non deve essere
considerato come un semplice soprammobile.
Le
necessità primarie dei pesci non sono di tipo psicologico/emotivo, ma
sono strettamente connesse all'ambiente che deve essere adatto alle loro
esigenze biologiche. Ma se loro sofferenza non può, appunto, essere
legata a fattori psicologici, non si può dire altrettanto per quello che
riguarda la sofferenza fisica.
Uno dei
casi più eclatanti, di cui si parla anche nelle riviste specializzate e
di cui molto si è parlato sul newsgroup
it.hobby.acquari,
è quello dei pesci che vengono colorati artificialmente. Il principale
rappresentante di questa sfortunata categoria è il Chanda ranga
(nella foto un esemplare con la colorazione originale), un piccolo pesce
orientale d'acqua salmastra venduto spesso nei negozi come Chanda
color, ma il problema è esteso (in misura minore, fortunatamente) a
Corydoras albini, Labeo, Botia, Scalari e Discus, tutte specie
conosciute da chi possiede un acquario. Il problema è che, senza
un'adeguata informazione, chiunque può farsi "rifilare" uno o più
esemplari colorati artificialmente: dal papà che compra un piccolo
acquario con pesci colorati al proprio figlio fino ad arrivare all'acquariofilo
neofita che, se non opportunamente informato, rischia di scambiarli per
una particolare varietà dalle caratteristiche leggermente diverse.
A
questo punto vi starete chiedendo in cosa consiste questa pratica ed
ecco che cerchiamo di spiegarla in maniera sintetica e semplice. Per
ottenere particolari colorazioni, peraltro del tutto innaturali, ai
pesci vengono praticate delle piccole iniezioni sottocutanee con
coloranti teoricamente innocui; ma le sofferenze fisiche che questi
animali devono sopportare sono grande fonte di stress, tanto che a 30
giorni dal "trattamento" il 50% dei pesci non sopravvive e quelli
sopravvissuti, una volta immessi in acquario, sono soggetti a malattie
di ogni genere perché notevolmente indeboliti e dopo circa 60 giorni
perdono la colorazione.
Ne è
testimone Luke con un messaggio postato sul newsgroup l'8 gennaio
2002: «Ero alle prime armi con acquari e pesci e mi è capitato di
rimanere colpito da questi pesci trasparenti e dai colori cangianti
(verde, viola, arancione, fucsia), così ne comprai 2. Tornai a casa
tutto contento, ammirando i miei bei Chanda pensando che quella fosse la
loro colorazione naturale (che pollo!). Uno morì dopo pochi giorni.
L'altro sopravvisse per settimane, perdendo pian piano il proprio colore
e rimanendo nella sua BELLISSIMA natura di pesce di vetro... Morì dopo
forse 1 o 2 mesi».
Altra testimonianza, seppur a lieto fine, viene da Daniele Riboni
(9 gennaio 2002): «Purtroppo non è solo una questione di ignoranza da
parte dell'acquirente o di insensibilità verso le sofferenze a cui
vengono sottoposti questi pesciolini. Il fatto è che alcuni negozianti
te li vendono SENZA dirti che sono colorati artificialmente. E' successo
a me purtroppo: mi ero informato mesi orsono su che pesci di fondo
introdurre nel mio nuovo acquario, e dopo varie ricerche sui libri e su
internet avevo optato per i corydoras. Avendo visto che ne esistevano
parecchie specie, sono andato in un negozio e ho scelto quelli che mi
sembravano più carini, tutti bianchi con la codina rossiccia... non
avevo mai sentito parlare di pesci colorati artificialmente, come facevo
a sapere che lo erano se chi me li ha venduti non mi ha detto niente?
(Tra parentesi, facendomeli pagare il doppio di quelli normali). Per
fortuna i piccoletti sono ancora vivi e godono di ottima salute, anche
se probabilmente la maggior parte dei loro fratellini è morta durante il
'trattamento'».
Va detto, oltretutto, che queste barbarie sono compiute da bambini
sfruttati dell'est e pertanto il problema viene esteso anche ai diritti
umani oltre che a quelli degli animali.
Cosa si può fare per contrastare il fenomeno?
Sicuramente la primaria forma di lotta all'importazione di pesci
colorati artificialmente è l'informazione! E di questo si stanno
occupando le principali associazioni acquariofile italiane, vari siti
Internet nonché alcuni negozianti che hanno aderito all'iniziativa. Ma
chiaramente è necessario informare quante più persone possibili!
Un primo invito è rivolto proprio ai negozianti, facendo riferimento
alla loro etica professionale. Se siete proprietari di un negozio di
acquari, o più in generale di un negozio di animali, non vendete ai
vostri clienti pesci che abbiano subito il trattamento sopra descritto!
La vostra adesione a questa campagna non solo darà un piccolo
contributo alla battaglia per i diritti degli animali, ma è senza dubbio
anche un segno di professionalità che i vostri clienti apprezzeranno.
Se invece siete dei semplici appassionati di acquariofilia, o avete
intenzione di diventarlo, informatevi presso il vostro negoziante se
nelle sue vasche sono presenti pesci colorati artificialmente ed
eventualmente fate notare il vostro disappunto. E se il negoziante non
cede ed è convinto di essere nel giusto... beh... ognuno faccia quello
che meglio crede!
Per chi fosse interessato, è stato realizzato da Andrea Parenti di "AcquarioLife"
un logo che potrete utilizzare liberamente sui vostri siti per aderire
all'iniziativa; il logo è quello riportato qui sopra (basta salvarlo sul
computer e poi inserirlo nel proprio sito web), ma è stato realizzato
anche un volantino in formato Word97 che, una volta stampato, i
negozianti interessati possono esporre nel proprio negozio [Download
- 359Kb].
[Questo articolo è
tratto da
http://www.gegeonline.it] |